Rete: il cloud

Continuiamo ad affrontare problematiche inerenti la connessione: il cloud. Il termine inglese corrisponde al nostro nuvola, scelto per indicare uno spazio o un servizio virtuali che un fornitore di servizi ci offre. Virtuale in quanto non risiede su un dispositivo reale, ma su di questo viene creato un server o un software specifico ed esterno al sistema operativo della macchina.

Si preferisce creare macchine virtuali ad hoc, specifiche per le esigenze per aumentarne la sicurezza sia dell’ospite che dell’ospitante: un attacco ad una macchina virtuale1 resta confinato su di essa senza coinvolgere la macchina fisica che la ospita o le altre che avessero lo stesso supporto fisico.

cloud

Anche se le pubblicità di fornitori di telefonia e servizi iniziano a parlarne ora, descrivendolo come una formula utilissima per gli affari, il cloud non è una soluzione degli ultimi anni: ttutti i provider di posta elettronica, ad esempio google, hanno sempre fornito ai loro utenti uno spazio vistuale su cui memorizzare la posta ricevuta. Google fu il primo a fornire uno spazio di 2 gigabyte, poi portato a 3, poi aumentato quando ha fornito altri servizi, quali la condivisione ed immagazzinamento di immagini (vedi picasa web), o un contenitore di documenti (drive) oltre a tutti gli altri.

IL cloud può essere di vario tipo;

cloud, nuvole,

hardware, consentendo l’acquisizione di un sistema operativo vero e proprio,

software, quando fornisce programmi,

storage o immagazzinamento dati, qualora ci consenta il mantenimento di immagini e file di varo genere,

possiamo chiedere l’utilizzo di un database professionale (MySQL o PostgresQL), ed altro ancora: tutto ciò che potremmo voler utilizzare per un periodo di tempo, e preferiamo non acquistarlo.

I servizi forniti possono essere a pagamento, gratuiti o in forma mista: un’applicativo per un periodo di prova, o per un utilizzo personale, dei quali occorra acquistarne la licenza d’uso qualora si vogliano avere per motivi professionali o per periodi e prestazioni maggiori.

A questo punto una domanda è d’obbligo: È il cloud sicuro?

cloud, sicurezza,È più sicuro del nostro computer che accede alla rete soltanto quando occorre?

La risposta è negativa, il rischio aumenta con l’aumentare il tempo di connessione, cioè di esposizione alla rete esterna. Quindi occorre valutare adeguati strumenti per aumentare la sicurezza del nostro scambio dati, soprattutto se li condividiamo con altri. Finché i nostri dati si limitano ad immagini, video o informazioni che si potrebbero anche reperire on line, o di dominio pubblico, possiamo anche muoverci con leggerezza, ma se i nostri sono dati legati alla nostra attività, sensibili, che comprendano anche informazioni anagrafiche e/o personali di clienti e fornitori, dobbiamo porci il problema di come mantenrli riservati.

In questo caso dobbiamo selezionare il cloud che intendiamo utilizzare, tra le centinaia che ci ofre il mercato, ed utilizzare strumenti per aumentare la sicurezza della trasmissione dati, la crittografia può soccorrerci.

Ne parleremo prossimamente.

 


[1] la macchina virtuale è esposta all’esterno, quindi potrebbe essere individuata ed attaccata. Si preferisce fare in modo che il server ospitante non acceda alla rete, ma lo facciano soltanto le macchine virtuali che risiedono su di esso.

Living in the Amsterdam School

Un articolo veramente interessante per tutti quelli cui piace l’art noveau, siamo in Olanda, ad Amsterdam.

About Art Nouveau

Amsterdam School interior of collector Richard Hopman. Photo Petra and Eric Hesmerg Amsterdam School interior of collector Richard Hopman. Photo Petra and Eric Hesmerg

Design for the Interior 1910 – 1930

More than a year ago, I stumbled upon a YouTube video on Twitter. The curator of the Stedelijk Museum in Amsterdam, Ingeborg de Roode, asked viewers to submit photos of their Amsterdam School furniture. I have an Amsterdam School mirror! I realised, and sent her my pictures. I got a reply back thanking me for my contribution. My mirror was not selected for the exhibition, but all contributions, De Roode assured, were considered valuable in the investigation.

Let me explain the Amsterdam School movement. According to the leaflet handed out during the exhibition The Amsterdam School was an exuberant style of architecture and design that was unique to The Netherlands. The movement emerged after the New Art and Art Nouveau schools, and is regarded as the highly original Dutch correlative to the lively international…

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Restauratori Dimenticati – Articolo su Repubblica

Contafili - Arte e Restauro

Oggi su Repubblica è stato pubblicato un articolo, che da Firenze abbiamo fortemente voluto, per portare all’attenzione i problemi e le trasformazioni in atto nel restauro..

restauro – Articolo di Repubblica venerdi 8 Aprile 2016

Apprendiamo di un accordo di collaborazione gli Uffizi e l’Opificio delle Pietre Dure. Un accordo, par di capire, che prevede l’intervento dell’Opificio nella conservazione preventiva, manutenzione e restauro del patrimonio. Siamo i primi a riconoscere il valore straordinario dell’Opificio e la piena legittimità di questi accordi. Ma Siamo sconcertati. I motivi?

Il primo è che non si tiene conto di una parte rilevante del nostro patrimonio che sono i restauratori e cioè le imprese artigianali, che contano oltre 280 specialisti d’eccellenza. In secondo luogo crediamo che l’Opificio non disponga della capacità operativa per far fronte a tutte le esigenze degli Uffizi. Mentre noi siamo convinti che la reale tutela del nostro patrimonio d’arte non possa essere racchiusa in un passaggio di risorse…

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