GIÚ LE MANI DALLA RETE!

ALGANEWS

DI GIORGIO CREMASCHI

GIORGIO CREMASCHI

La campagna contro le cosiddette bufale della Rete è la reazione in malafede di tutti i poteri politici, economici, militari, dell’informazione, che temono di perdere il loro monopolio della verità. Certo sulla rete viaggia di tutto, anche invenzioni e fesserie, ma nessuna di queste “bufale” ha mai superato il controllo e la contestazione della rete stessa. Perché nella rete ci sono milioni di persone in carne ed ossa che contribuiscono alla sua funzione critica, a volte pagando di persona proprio per questo.
Al contrario le falsità del palazzo sono sempre state sostenute ed amplificate dal sistema dei mass media e dagli intellettuali complici, con danni drammatici per tutti noi. Ricordate il segretario di Stato di Bush, Colin Powell, mostrare all’ONU, nel febbraio 2003, la fiala che avrebbe dovuto contenere le prove delle armi chimiche di Saddam Hussein? Era un falso voluto dal governo USA per giustificare l’invasione…

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Autore: Pietro Barnabe'

Restauratore artigiano di: opere d'arte, arredi lignei fissi e mobili, materiale lapideo anche decorato e dipinto, materiale etnografico.

12 thoughts on “GIÚ LE MANI DALLA RETE!”

      1. Le cazzate sugli immigrati, i falsi storici, le bufale sugli infoibati…la libertà di idolatrare il Fascismo (falsi storici appunto), le pagine a pro della mafia o il sito “criminidegliimmigrati.com”…continuo? Molti “democratici” della Rete dovrebbero essere impiccati in piazza tanto quanto i giornalisti a pro del potere…

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        1. Si, concordo, ma visto che già censurano, tramite Telecom, molti siti internazionali, secondo te avrebbero consentito i milioni di post per il no al referendum?
          Uso gli opendns, ed ho verificato che con quelli nazionali ci sono pagine cui non si accede perché non si trovano.
          Per quanto riguarda e bufale solite, siamo in grado di smentirle.
          Ciao

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          1. Si spera…diventano sempre più frequenti, è quello il punto.
            Il caso dello stupro al centro sociale mo è il pretesto di dire che i partigiani erano stupratori o la bomba a Firenze davanti la sezione di Casa-Pound è un pretesto per dire che quello è comunismo. L’Italia non è solo carente di memoria ma aspetta anche il minimo pretesto per mettere in mezzo chi non c’entra (se un africano ruba, tutta l’Africa è un continente di ladri…per dire). Però poi di fronte ai delitti di mafia, molti stanno a testa bassa (magari fa comodo eh eh). 😀

            Le bufale si trovano ovunque, magari all’estero danno bufale su noi (italiani tutti mafiosi e roba del genere) ma qua da noi, anche in Rete, stanno oltrepassando ogni limite secondo me 😀

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          2. Quelle che erano le chiacchiere da bar si sono spostate in rete, ma la sostanza non cambia, e, del resto, chi vuol credere a certe cose, continuerà a farlo trovando fonti cui attingere.
            Di ciò non è responsabile la rete, anche se non esiste una rete tout court, ma varie sfaccettature.
            Ciò che invece è presumibile pensare che rientri nel mirino di una probabile commissione di analisi, è il dissenso, con le sue espressioni.
            In altre parole il capitalismo ha il controllo quasi completo dei mezzi di comunicazione; gli manca quello sulla rete, per cui sta cercando da anni ed in tutti i modi di riuscire a metterci le mani.
            Questo delle bufale è l’ultimo tentativo in ordine di tempo.
            Ciao

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          3. Gli idioti so tanti anche qua…basta saperli riconoscere!
            Le pagine antibufala hanno smascherato molti fascistelli mascherati da rivoluzionari. Il rossobrunismo poi, con quelle pagine di merda come “stato e potenza” (Facebook) che non solo dicono falsità ma fanno terrore sul terrore!

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          4. Appunto, vieni su quanto ho scritto all’inizio: sappiamo riconoscerle e smascherarle, non solo nelle pagine antibufala, ma anche con la nostra controinformazione.
            Una commissione istituzionale, non lo farebbe, avendo interessi diversi.
            Non sarà la commissione a stoppare il “terrorismo di parola”, sarebbero gli stessi, o molto vicini.

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