Una scienza del museo – Archeomatica

Redigere ed illustrare un nuovo manuale di storia dell’arte, non solo storico-biografico o scolastico, regionale od europeo, ma storico-documentale e che faccia parlare l’arte della sua storia è stato il progetto che nei trascorsi decenni ha sistematizzato i cataloghi di opere d’arte in banche dati.In questo ambito, attraverso singole opere, il riconoscimento fotografico dei monumenti che vi fossero rappresentati e della tecnica strumentale applicata nelle scienze della terra, che ne rendesse anche obbiettiva la restituzione iconologica nel mezzo impiegato (scultura, pittura, incisione, fotografia etc.), è apparso approfondimento meno dispendioso e più aperto ad un vasto pubblico di mostre grandiosamente suggestive.Le raffigurazioni dei paesaggi e dei monumenti nella città e nella campagna dei dipinti, non sempre riconosciute come tali, hanno trovato visibilità non di fantasia in disparati soggetti, che non erano descritti oppure erano catalogati genericamente nelle banche dati, sul piano della confrontabilità oggettiva di opere d’arte attraverso milioni di fotogrammi degli ultimi due secoli, archiviati e stringati agli inventari. Pur sempre a volte idealisticamente negata nel corso del tempo, l’attualità storica di un monumento esistito e la valenza descrittiva dello stato di conservazione di un’architettura ‘rappresentata’, se in un quadro o in un affresco o sulla carta, con gli strumenti di rilievo e i materiali che saranno applicati all’illustrazione scientifica, troveranno risalto dalle banche dati complete delle riproduzioni fotografiche confrontabili nella fotointerpretazione: perfino le dettagliate Prospettive di Baldassarre Peruzzi (fg 1, 2), dal 1950 erano genericamente ancora ‘Vedute laziali’, pittura di paesaggio neanche convergente su Roma, o tantomeno sui panorami di Trastevere e i monumenti del centro storico intravisti tra finte colonne a sfondo delle quattro pareti, più che realistici scenari, scorci ariosi della città rinascimentale (GEOmedia, 2005,1).

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L’eccellenza dei nuovi spazi museali del Museo Archeologico Virtuale di Ercolano – Archeomatica

A pochi passi dagli scavi archeologici dell’antica Herculaneum sorge il MAV, un centro di cultura e di tecnologia applicata ai Beni Culturali e alla comunicazione, tra i più all’avanguardia in Italia.Al suo interno si trova uno spazio museale unico e straordinario: un percorso virtuale e interattivo dove vivere l’emozione di un sorprendente viaggio a ritroso nel tempo fino a un attimo prima che l’eruzione pliniana del 79 d.C. distruggesse le città romane di Pompei ed Ercolano.Oltre settanta installazioni multimediali restituiscono vita e splendore alle principali aree archeologiche di Pompei, Ercolano, Baia, Stabia e Capri.Attraverso ricostruzioni scenografiche, interfacce visuali e ologrammi, il visitatore è condotto in una dimensione virtuale, dove sperimentare in modo ludico ed interattivo le nuove opportunità che la tecnologia multimediale offre alla fruizione del patrimonio archeologico.Il MAV è un luogo didattico e conoscitivo, dove il reale e l’immaginario si incontrano per dare vita a nuove modalità di apprendimento e di intrattenimento.

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e-privacy: form di registrazione (2018)

SingolaritàCome l’IoT, l’A.I., le fake news e le bolle informative ci obbligano a ripensare il concetto di privacyNon è la prima volta che si parla di fine della privacy; già nel 1999 Scott McNealy, fondatore di Sun Microsystems, aveva dichiarato, “You have zero privacy anyway. Get over it – Avete privacy zero, fatevene una ragione”.Per fortuna la privacy, benché malmessa, è sopravissuta alle dichiarazioni di McNealy ed e’ arrivata ai giorni nostri.Ma oggi molte situazioni e tecnologie lesive della privacy stanno giungendo a maturazione contemporaneamente, creando una situazione critica, anzi una vera e propria singolarità nella storia evolutiva dei rapporti sociali che puo’ portare davvero ad un azzeramento della privacy.Non semplicemente obbligarci a vivere una vita totalmente pubblica in case di vetro, ma condizionare la nostra capacità di accedere ad informazioni corrette secondo la nostra volontà.Le tecnologie di Intelligenza Artificiale e di Deep Learning possono estrarre informazioni ed effettuare inferenze, correlando moli enormi di dati ad un livello impensabile fino a pochi anni fa, e giungendo a deduzioni di livello pari o superiore a quello di un analista umano. Gli algoritmi, davvero, sanno oggi più cose su di noi di quante ne conosciamo noi stessi.L’Internet delle Cose sta popolando le nostre case ed i nostri corpi, lo stuolo di sensori che gli oggetti dell’IoT contengono pompa quantità crescenti di dati personali e sensibili nella Rete, senza che più nessuno se ne preoccupi, nutrendo i voraci algoritmi, e presto le voraci A.I, di Google, Amazon ed altri big e meno big data player.Le fake news, su cui tanto hanno chiacchierato persone che dovrebbero invece stare accuratamente zitte al riguardo, degenereranno presto in vere e proprie azioni di guerra informativa (non informatica) in cui, grazie alla possibilita’ di generare in maniera automatica filmati ed audio perfettamente falsificati, si potranno “combattere battaglie”, non nel cyberspazio ma proprio nell’infosfera stessa.

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