Carlo Crivelli e il suo spettacolare trittico… tridimensionale alla Pinacoteca di Brera

Uno dei capolavori più affascinanti della Pinacoteca di Brera è il trittico di San Domenico, opera… tridimensionale di Carlo Crivelli, realizzata nel 1482.

Che Carlo Crivelli intendesse ostentare la sua tipica cifra stilistica, corrusca e sfavillante, è evidente anche dagli inserti in rilievo che l’artista inserì nel dipinto per far diventare reale la tridimensionalità dell’opera. Evidentemente non gli era sufficiente il grande illusionismo, che notiamo da particolari come il piede di san Pietro posto sul gradone con la punta della scarpa all’infuori, o come lo stesso gradone convesso, con le sue pere, le sue mele e i suoi cetrioli che paiono fuoriuscire dallo spazio fisico dell’opera: Crivelli necessitava di qualcosa che davvero fuoriuscisse dal dipinto. Ed ecco dunque gli straordinarî inserti: le chiavi di san Pietro, il suo pastorale, i gioielli di san Venanzio e della Vergine, il coltello che, come da tipica iconografia, affonda nel cranio di san Pietro martire, e ancora il manico di quello che gli trafigge il petto sono elementi che ancora rimandano a un gusto tardogotico ma che catturano il visitatore che si trova a passare dalla sala XXII della Pinacoteca di Brera, dal momento che osservando il trittico non vediamo un paio di chiavi dipinte, ma vediamo delle chiavi vere, realizzate secondo tecniche artigianali e applicate quindi all’opera bidimensionale.

L’artista veneto, per i suoi inserti, utilizzò la tecnica del rilievo in pastiglia, che fiorì nel periodo del gotico internazionale: alla tavola veniva aggiunta un’applicazione in stucco, modellata con le forme dell’oggetto, della decorazione o della figura che si voleva ottenere, e quindi la si ricopriva con foglia dorata, oppure la si colorava. Il risultato era di grande effetto e, in un ambiente artistico come quello di Camerino, doveva ancora incontrare il favore della committenza e del pubblico. Alessandra Fregolent scrive che “nel polittico eseguito per la chiesa di San Domenico di Camerino (Milano, Brera), datato 1482, incontriamo quasi una prova di ’realismo materico’ nella lama che trafigge il capo di san Pietro martire, ottenuta con l’inclusione della foglia metallica, oppure nelle chiavi veramente tridimensionali in mano a san Pietro. Alla profusione di metalli preziosi e di elaborati effetti decorativi dobbiamo molto nel fascino, quello più immediatamente percettibile, dei polittici crivelleschi che sotto questo aspetto ricordano la raffinata pittura del gotico internazionale, in particolare di Gentile da Fabriano, importatore a Venezia di accorgimenti che rendendo ancora più preziosa la materia pittorica raggiungono esiti di grande suggestione ottica”.

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Il ministro della malavita smetta di seminare odio

Pubblichiamo il testo del video su Facebook con cui Roberto Saviano ha risposto al ministro Matteo Salvini.

di Roberto Saviano
E secondo te, Salvini, io sono felice di vivere così da undici anni?
Più di undici anni…

Ho la scorta da quando ho 26 anni, ma pensi di minacciarmi, di intimidirmi.
In questi anni sono stato sotto una pressione enorme, la pressione del clan dei Casalesi, la pressione dei narcos messicani.
Ho più paura a vivere così che a morire così. E quindi, credi che io possa avere paura di te?

Buffone.

Salvini ha come nemici gli immigrati, ha come nemici le persone del sud Italia, insultate un attimo prima di andare, invece, a chiedergli i voti. Ha come nemici i rom, tanto che dice: “Beh, quelli di cittadinanza italiana ce li dobbiamo tenere”.

Sono felice di essere tra i suoi nemici, sono felice di essere sommato tra gli ultimi che odia e su cui fa propaganda politica. Teatro, senza dare alcuna vera risposta. Salvini oggi è definibile “ministro della malavita”, espressione coniata da Gaetano Salvemini. Salvini è stato eletto in Calabria.

Durante un suo comizio a Rosarno, tra le prime fila c’erano uomini della famiglia Pesce, storica famiglia di ‘ndrangheta di Rosarno, affiliati alla famiglia Bellocco, potentissima organizzazione di narcotrafficanti.

Non ha detto niente, da codardo non ha detto niente contro la ‘ndrangheta. Ha detto che Rosarno è conosciuta al mondo per la baraccopoli, che quello è il suo problema, un feudo ‘ndranghetista da decenni.

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Report da Gaza. Ancora un dattero e… – Pressenza

Ancora un dattero e una tazzina di caffè amaro. Tante donne, tanti bambini. E fuori, sulla strada in cui affaccia il viottolo che porta a quella che era la casa di Zakaria, due lunghe file di sedie occupate da ragazzi e uomini di tutte le età. E anche qui bambini. Bambini che vanno e vengono […]

Quanti datteri ho mangiato in questi mesi, uno alla volta, tutti dello stesso tipo, mai un madjoul o altre specie, sempre i piccoli e dolcissimi datteri chiari e morbidi. Sia che il martire fosse un uomo, sia che fosse una neonata o un ragazzino o una ragazza. Una volta ho chiesto il perchè, e la risposta è stata “per restituire al sangue gli zuccheri che precipitano per il dolore e poi riprendere la forza per vivere” che nel contesto significa la forza per lottare. […]

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La Giuditta di Artemisia Gentileschi: una rilettura del tema nel contesto storico-artistico d’inizio Seicento

Le opere di Artemisia Gentileschi sono state lette spesso secondo un’interpretazione di stampo femminista, ma gli studi più recenti tendono a rileggere i suoi capolavori ponendoli nel contesto del tempo.

Gli studi recenti, sfociati egregiamente nella mostra Artemisia Gentileschi e il suo tempo che si è tenuta lo scorso anno a Palazzo Braschi a Roma, hanno spostato l’attenzione sul contesto e sugli anni contemporanei alla pittrice, nonché sulla preponderanza dei temi raffigurati dagli artisti a lei coevi, sottolineando il distacco dall’abituale interpretazione dell’arte di Artemisia. Il principio su cui si è basata la citata esposizione romana è il tentativo di eliminare i pregiudizi legati allo stupro compiuto da Tassi e alle conseguenti teorie autobiografiche e femministe che si sono succedute, dimostrando che la stessa Artemisia era stata in grado di superare con una certa rapidità le vicissitudini connesse alla violenza subita e che quelle scene violente che avevano dato origine a tali teorie raffiguravano temi e soggetti molto ricorrenti nelle opere degli artisti a lei contemporanei e che quindi rientravano nel contesto storico-artistico entro cui operò Artemisia.

Già Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610) nel 1602 circa aveva raffigurato Giuditta che taglia la testa a Oloferne, dipinto oggi conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. Qui Michelangelo Merisi ha raggiunto uno straordinario livello di realismo tale da far impressionare l’osservatore. Quest’ultimo infatti non potrà fare a meno di notare la crudezza della scena raffigurata, il cui fulcro sta proprio nel taglio che Giuditta provoca sulla gola di Oloferne, e dal quale schizza con veemenza inevitabilmente una scia di sangue che macchia il bianco lenzuolo su cui posa l’uomo. E lo spettatore avverte inoltre l’urlo ormai inutile di Oloferne, che con gli occhi spalancati e la testa all’indietro sta trapassando alla morte. La spada sorretta con forza nella mano destra di Giuditta appare cruentemente ormai conficcata nello squarcio della gola provocato dalla fanciulla, la quale con la mano sinistra sta afferrando i capelli di Oloferne tirandoli verso se stessa. Lo sguardo della ragazza sembra concentrato nel cruento atto e pare stridere quasi con la scena: appare antitetico infatti che una fanciulla così bella possa compiere questo gesto sanguinario. Il sangue che sgorga è inoltre ripreso cromaticamente nel morbido panneggio che nella scena appare scendere dall’alto proprio sopra l’uomo. La scena grottesca rappresentata è in totale armonia con il profilo della vecchia, l’ancella Abra, che si trova accanto alla fanciulla: un profilo grottesco e accigliato che fa presagire la scena che, come in un racconto, continua nella parte sinistra del dipinto. Quest’ultimo infatti per la particolare scelta compositiva si legge orizzontalmente da destra verso sinistra, dallo sguardo grottesco della vecchia all’ultimo urlo che lancia Oloferne prima di morire; nel mezzo l’eroina Giuditta che attua la premeditata scelta.

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La fatica del lavoro nell’arte di fine Ottocento, una splendida mostra a Carrara. Le foto in anteprima

Apre a Carrara, a Palazzo Cucchiari, la mostra ‘Colori e forme del lavoro. Da Signorini e Fattori a Pellizza da Volpedo e Balla’, dal 16 giugno al 21 ottobre 2018.

Da Signorini e Fattori a Pellizza da Volpedo e Balla, a cura di Massimo Bertozzi ed Ettore Spalletti, in programma dal 16 giugno al 21 ottobre 2018. La mostra presenta dipinti e sculture di quegli artisti che dopo l’Unità d’Italia disposero una nuova figurazione della storia, rappresentando non più gli eroi della storia e della letteratura, i poeti, i santi, ma la gente comune colta nelle sue attività quotidiane, soprattutto nella fatica del lavoro, nei campi, nelle officine, nel lavoro domestico, in bottega. Questi artisti rappresentarono anche la miseria e le durissime condizioni dei lavoratori di fine Ottocento e inizio Novecento: l’esposizione, che mostra circa cinquanta opere di artisti come Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Ettore Tito, Plinio Nomellini, Leonardo Bistolfi, Giacomo Balla e molti altri grandi protagonisti del tempo, è promossa e organizzata dalla Fondazione Giorgio Conti e si compone di setto sezioni: il lavoro domestico, il lavoro nei campi, il lavoro nel mare e nei fiumi, il commercio, il lavoro nelle officine e nelle manifatture, il lavoro in miniera e nelle cave, l’immigrazione e la condizione sociale.

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GEOforALL – Rilasciato il primo smartphone al mondo provvisto di ricevitore GNSS a doppia frequenza

Xiaomi ha lanciato il primo smartphone GNSS a doppia frequenza al mondo. Equipaggiato con un chip Broadcom BCM47755, Xiaomi Mi 8, è il primo smartphone al mondo a offrire precisione decimetrica.Il BCM47755, introdotto l’anno scorso, è un chip GNSS a doppia frequenza (E1 / L1 + E5 / L5) in grado di calcolare la posizione con una precisione fino a pochi decimetri. Fino ad ora, le applicazioni mobili basate sulla posizione sono state alimentate da ricevitori GNSS a frequenza singola la cui precisione di posizione è limitata a pochi metri. Tuttavia, negli ultimi anni i sistemi GNSS hanno lanciato satelliti che trasmettono segnali su nuove frequenze per aprire nuove possibilità. Nello specifico, Galileo ha la maggior parte dei satelliti con capacità di frequenza E1 / L1 ed E5 / L5.

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