Quella trappola libica chiamata Sar

L’ultimo ingresso nella neolingua con la quale ci raccontiamo l’ecatombe dei migranti è un acronimo, Sar (Search and Rescue, ricerca e soccorso di natanti a rischio di naufragio), che come altri termini strategici alla nostra narrazione ha un significato reale che è l’oppostodel suo significato letterale.
Incoraggiato dall’Italia e dall’Europa, due settimane fa il governo libico ha notificato alla comunità internazionale di aver ripristinato la sua Sar, cioè il tratto di mare sul quale una nazione si attribuisce giurisdizione esclusiva quando si tratta di esercitare il diritto/dovere di soccorrere navi in difficoltà. Come al tempo di Gheddafi la Sar libica si estende per un centinaio di miglia dalla costa, quasi 180 km, dunque ben oltre le 12 miglia nautiche delle acque territoriali.

La conseguenza è che le Ong del mare, cui finora Tripoli vietava l’ingresso nelle proprie acque, di fatto non avranno più la possibilità di soccorrere naufraghi, se non a rischio di essere trattate da invasori dalla Guardia costiera libica.

https://www.zeroviolenza.it/component/k2/item/74785-quella-trappola-libica-chiamata-sar

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Autore: Pietro Barnabe'

Restauratore artigiano di: opere d'arte, arredi lignei fissi e mobili, materiale lapideo anche decorato e dipinto, materiale etnografico.

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