Privacy internazionale.

Alcune informazioni e valutazioni della situazione del controllo informatico da parte di agenzie di sicurezza e magistrature, sono sviluppate in questo articolo.

Non sempre gli interventi di magistratura e polizia nostrani vengono compresi nella loro portata internazionale1, ma dal punto di vista del controllo e della repressione mediatica, i tanto demonizzati USA2, non hanno nulla da insegnarci.

 

sicurezza in rete,
immagine dal web

1 – un paio di esempi: l’impedimento al raggiungimento di pirate bay, da parte dei nostri provider, o quello di accedee ai siti dei bookmakers stranieri.
2 – quando leggiamo le denunce riportate da Snowden e wikileaks, dobbiamo pensare che situazioni analoghe, anche se con probabili minori potenzialità tecnologiche, esistono anche in Italia ed in Europa.

La rete, considerazioni personali.

In questi anni assistiamo ad un fenomeno piuttosto interessante (parafrasando la pubblicità della TIM :-D), la comunicazione di massa avviene soprattutto su internet e la “Rete” è in continua espansione con incrementi da capogiro: +455% in Europa, +6600% in Africa.

Nella tabella seguente riporto alcuni dei dati economici dei grandi gestori multinazionali, fornitori di servizi ed utilizzatori di rete, confrontandoli con quelli della Fiat, un colosso dei tempi passati:

società fatturato utili n° dipendenti
Google 70 mld 20 mld 50.000
Amazon 80 mld
Microsoft 90 mld
facebook 12 mld 6000
FIAT1 86,81 mld 1,95 mld 250.000

I social network sono generatori di valore monetario, quindi strumenti equiparabili alle macchine nella produzione di merci.

Nei “Grundrisse”, Lineamenti per la critica dell’economia politica,  Marx ipotizza una produzione industriale basata sulle macchine,  gli operai avrebbero il compito di mantenerne il controllo. Secondo Marx tale evoluzione moltiplicherà le possibilità produttive umane.

È quanto sta accedendo con i social network che creano ricchezza con le informazioni fornite dai loro utenti che ogni giorno comunicano attraverso di essi. Ovviamente gli utenti (noi utilizzatori) del fatturato dei social non vedono un centesimo, questo è intascato dai gestori delle società fornitrici del servizio. Quindi per dirla con Marx, creiamo valore e plusvalore senza riceverne alcun compenso, anche se lo facciamo per nostra libera scelta potremmo essere  equiparabili agli schiavi.

Tornando alla parafrasi iniziale (lo spot di TIM) dovremmo interrogarci per trovare nuovi obiettivi da raggiungere, una spartizione equa della ricchezza che grazie a noi viene prodotta; il reddito sociale non è tanto avulso dalla realtà: le nostre attività hobbistiche arricchiscono altri.

Buona giornata 😉

 


note:
1 – dati del 2013.

Bolognina e dintorni. Chi ha ucciso la sinistra in Italia?

Stefano Santachiara ci svela il percorso che portò alla “svolta della Bolognina”, con il passaggio da PCI a pds.
Buona lettura 🙂

Essere Sinistra

di Massimo RIBAUDO

Non è soltanto l’assassino che torna sul luogo del delitto. Dovrebbero farlo anche i detective e i giornalisti seri: per individuare l’assassino, a volte.

Il giornalista d’inchiesta Stefano Santachiara, con molto rigore e serietà, è andato a ricercare le tracce di quel delitto politico che si compì nel distruggere la storia e le idealità del partito comunista italiano, “il maggior partito comunista in Occidente”, tra il 1989 e il 1991.

Il suo articolo pubblicato su Left Avvenimenti di questa settimana ci rivela alcuni elementi – i fatti, di cui spesso gli articoli che leggiamo sono privi – che permettono di capire perché non abbiamo più una sinistra in Italia, se non nelle nostre necessità politiche.

Per i più giovani si può sintetizzare così quel periodo: quasi tutta la dirigenza del PCI decise che si doveva far pagare agli italiani l’errore di aver studiato (e in parte seguito)…

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Le dinamiche emotive tra scienza e complotto su Facebook

Uno studio sul modo di comunicare su fscebbok, ma credo che possa valere per la rete estesa. Ci fornisce elementi per comprendere come non fare.
Buona lettura 🙂

OggiScienza

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APPROFONDIMENTO – Ogni tanto, sulle pagine Facebook, appassionati di scienza e professionisti della comunicazione scientifica si incontrano con i cosiddetti filo-complottisti. Da un lato c’è chi si affida a informazione facilmente verificabile, studi pubblicati su riviste scientifiche e soggetti a peer review, ricerche certificate da università ed enti istituzionali. Dall’altro chi sceglie le fonti alternative ai media tradizionali, informandosi in un contesto fortemente disintermediato.

Si tratta di due gruppi che si incrociano di rado, ma quando succede non c’è vero confronto: nessuno torna a casa con conoscenze in più o qualche sano dubbio. Il risultato sono invece toni accesi, discussioni negative e un ulteriore alzarsi dei muri tra le due parti mentre la comunicazione fallisce. Nessuno cede di un passo sulle proprie posizioni, né è disposto a mettere in discussione le proprie idee. Se già molti avevano quest’impressione poco felice, ora lo conferma uno studio pubblicato su PLoS ONE da…

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