Una sveglia art decò

La sveglia, il cui meccanismo è funzionante, è dotata di due vani frontali; è ricoperta da lamine plastiche, in parte staccate, alcune mancano.

Si inizia con il ripulire le lamine ed il loro reincollaggio,

00-sveglia

Il passo successivo è di integrare le parti mancanti con un film di stucco (solfato di calcio biidrato e colla di coniglio, levigandone la superfice per renderla simile a quella delle lamine adiacenti.

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Un ritocco con colori a vernice, le renderà analoghe a quelle in opera originariamente.

Sulle parti ricostruite viene applicato un protettivo a base di regalrez 1094, una resina alifatica, opportunamente diluita.

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Manutenzione e conservazione delle opere: esposizione all’aperto

Esposizione all’esterno.

Ci sono casi in cui macchinari, attrezzi ed altri oggetti sono esposti all’aperto ed alle intemperie.
É il caso di statue, musei a cielo aperto, o, anche un semplice abbellimento del proprio giardino.
Ovviamente, in questi casi, una pratica di manutenzione costante e puntuale aiuta a preservare nel tempo l’opera, in particolare per oggetti lignei:

– predisposizione di ripari dall’esposizione solare e dai venti freddi;
– un’attento controllo della persistenza dei film protettivi applicati durante gli interventi di restauro. Deve essere periodico, almeno bimestrale, e ripetuto dopo eventi eccezionali;
– la loro riproposizione, periodica ed in seguito a tutti gli eventi che posono aver deteriorato quello precedentemente applicato;
– rimozione costante di polvere e guano di uccelli, agenti che accellerano il decadimento dei trattamenti superficiali e possono veicolare la proliferazione di batteri, spore, muffe e parassiti;
– asciugatura dalle piogge ed asportazione dei ristagni d’acqua quando i ripari non costituiscono riparo sufficiente.

Queste attenzioni sono importantissime per il mantenimento delle parti lignee, ma sono utili anche per i costituenti metallici.
Per eseguire i controlli spesso é sono sufficienti i nostri sensi, la vista ed il tatto.

Restauro di materiale etnografico: il recupero di un tavolo da ciabattino.

Dopo la rimozione meccanica dalla superficie delle incrostazioni di colla e residui di aniline, chiodi ed altre elementi impropri,

abbiamo proceduto con il risanamento della struttura:

è stata ricostruita la base, inserendo i listelli del bordo mancanti, ed integrando le lacune di quello rimasto; sono stati sostituiti i triangoli di fissaggio degli stessi e patinati omogeneamente all’originale.

Sono state integrate le lacune del piano, con stuccature in resina epossidica tipo finto legno, lasciandole sotto livello rispetto alle superfici adiacenti.

Sono stati ricostruiti parzialmente i bordi esterni, e stuccati tutti i buchi, anche in questo caso si sono lasciati leggermente al di sotto del livello superficiale.

Si sono integrate le lacune di patina con ritocco di aniline all’alcol riproponendola anche sui nuovi innesti.

Dopo un primo trattamento superficiale con imbibizione a pennello, due mani, di gommalacca sciolta in miscela di alcoli, è stato applicato un trattamento protettivo con pappina di cere d’api e carnauba.

Il risultato ottenuto:

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Riuso creativo

Spesso ci troviamo con oggetti inutilizzabili per la loro finalità originaria, ma con un po’ di inventiva sono riciclabili con altre funzioni.

Un esempio:

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Le ruote e le tavole costituenti un carro non più utilizabile, possono diventare una comoda panchina.

 

 

Restauro di materiale etnografico: il recupero di un tavolo da ciabattino.

Il tavolo è realizzato in legno di conifera, le sue condizioni sono discrete; è già stato sottoposto ai primi interventi “urgenti” di consolidamento della struttura, ricostruendone il perimetro di base: intervento da completare sui piedi e parte del bordo.

Anche le incrostazioni di collanti e aniline presenti sulla superficie sono state parzialmente rimosse meccanicamente e con l’ausilio di qualche impacco si soluzione alcolica.

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Durante le prossime settimane saranno completati gli interventi.

 

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Arte popolare decorativa

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Una maternità diversa dal solito.

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Oppure una barca vela, mezzo per la sopravvivenza quotidiana, in un porto di mare.

 

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Conservazione di opere d’arte e complementi di arredo.

La miglior conservazione di un’opera consiste nel non innescare processi che possano portarla al decadimento.
Le condizioni di microclima e di luminosità dell’ambiente circostante possono influire in modo significativo nel suo degrado o nella sua conservazione.
Il controllo di umidità relativa e temperatura ambientali, è fondamentale per il prolungamento della sua vita, escursioni termiche elevate provocano variazioni dimensionali con punti di tensione, specialmente nel caso di oggetti o opere composte da materiali misti (metallo e legno).
Valori elevati di umidità relativa ambientale favoriscono:
– processi di ossidazione nei metalli;
– l’umidificazione provoca nel legname dilatazione ed ammorbidimento delle fibre, esponendolo alla possibilità di attacchi fungini, virali e di insetti xilofagi;
– la crescita di microflora, muffe e funghi, su pietra e legno;
– l’ammorbidimento superficiale di opere o strati gessosi;
– insediamento di microflora e batteri su stoffe e pellami;
ed altri casi di minore rilevanza.
Le condizioni espositive assumono un’importanza rilevante, e sono da tenere ben presenti per il mantenimento di un’opera nelle sue condizioni originarie, soprattutto nei casi di esposizioni all’aperto o, al chiuso con grossa affluenza di pubblico; in questi casi occorrerà monitorare periodicamente, ed a distanza temporale ravvicinata, la tenuta dei materiali protettivi applicati, ripetendone l’applicazione ogni volta che ci si accorga della loro inconsistenza/logoramento.
Nel caso di esposizione in locali chiusi, ottenere una buona aereazione ci aiuterà a mantenere l’umidità relativa a valori accettabili; se non fosse sufficiente ad avere condizioni ottimali, meglio predisporre un impianto di climatizzazione che controlli temperatura ed umidità relativa; questo vale soprattutto per le esposizioni museali: temperatura di 18-20° C con umidità relativa al 40-50% sono condizioni ideali anche per gli esseri umani. Nello specifico si suggeriscono valori di:
<45%         per materiali inorganici (metalli, pietra, ceramica),
42-45%        fossili
50-65%        per materiali organici (legno, carta, tessili, avorio, cuoio, pergamena, dipinti, …)
100%        oggetti provenienti da scavi umidi o da immersione.

Altro fattore importante è l’illuminazione, il cui eccesso è dannoso su tutti i materiali organici, in quanto la radiazione luminosa agisce sulla pigmentazione dei materiali, può provocarne lo sbiadimento dei colori e processi di disgregazione materica, con indebolimento superficiale, riduzione delle proprità meccaniche, alterazioni cromatiche, ingiallimento, decolorazione, logoramento delle fibre e polverizzazione degli strati superficiali.

In particolare livelli di illuminazione non pericolosi potrebbero essere:
< 50 lux     per materiali estremamente sensibili (seta, lana, carta, acquerelli, manoscritti, cuoio decorato, …),
150-200 lux    materiali sensibili (dipinti ad olio e tempera, avorio, legno, cuoio, ossa, lacche orientali, …),
comunque contenuta, anche se più elevata, per materiali non sensibili (vetro, pietra, ceramica, metalli, pitture a fresco).
Maggiori indicazioni sul valore di un lux si possono trovare qui

In altri termini un approccio di “buon senso”, comunque sempre molto utile, ci porterebbe ad eliminare o ridurre fortemente le radiazioni ultraviolette ed infrarosse, ridurre comunque illuminazioni eccessive, ridurre il tempo di esposizione alle fonti luminose, aereare i locali.

Per un approccio più preciso, conviene sempre effetture:
controllo termoigrometrico,
controllo illuminotecnico,
controllo biologico,
spolveratura periodica,
verifica dei prodotti durante il restauro, ponendo attenzione alla loro conformità con l’opera stessa.

Se vuoi contattarmi:

Salone del restauro a Ferrara

Quest’anno, come in altre occasioni precedenti, siamo presenti al XXI Salone del Restauro a Ferrara, dal 26 al 29 marzo: http://www.salonedelrestauro.com/it/.

Siamo al Padiglione 3 nello stand dell’unione artigianato artistico e tradizionale- CNA, Emila-Romagna.

 

 

Restauro di materiale etnografico

Con materiale o utensili o oggetti etnografici si intende tutto cio` che ha un utilizzo nella vita e lavoro umano.

Alcune foto esemplificative:

Immagine una barca da palude con nassa e pertica,

 Immagine utensili agricoli, 

Immagine una morsa per costruire scope,

 Immagine aratro, 

Immagine carro,

Immagine ruota idraulica.

 

Siamo in presenza di manufatti complessi, composti di materiali diversi, che richiedono approcci di intervento differenziati.

Il legno è il materiale che si incontra più frequentemente, unito a ferro, ghisa, cuoi, e fibre di origine vegetale. La loro diversità richiede conoscenze specifiche, ed operazioni mirate.

Altre problematiche sono legate alle esigenze della committenza: questi manufatti costituiscono un’importante memoria storica delle attività umane, possiedono una rilevante importanza culturale, a volte si richiede di ripristinarne anche funzionamento e potenzialità operativa, per dimostrazione, corsi, mostre.

In tutti questi casi occorre predisporre un piano lavori studiato ad hoc.

Dopo questa carrellata, approfondiremo gli argomenti in un futuro prossimo.

 

 

 

 

 

 

Manutenzione e restauro di una ruota idraulica

http://www.barnabe-restauri.it/ruota.html

Questa pagina descrive gli interventi di restauro e manutenzione su una ruota idraulica di notevoli dimensioni.

E’ l’unica superstite delle centinaia di ruote che dal Rinascimento hanno consentito lo sviluppo di una notevole attività manufatturiera nella città di Bologna.

Alla pagina sono collegate immagini dei lavori ed un video.

Gli interventi di restauro di macchinari o elementi etnografici, sono caratterizzati da una grande complessità, e conoscenza di materiali diversi, con caratteristiche peculiari e reazioni specifiche alle sollecitazioni fisiche ed anche climatiche.

Altre difficoltà nascono dalle aspettative dell’intervento: deve essere operativo o ci limitiamo a conservarlo come testimonianza storica? In questo caso si è optato per la sua manutenzione, riportandola alla sua forma originaria, senza la pretesa di renderla operativa.

Si è comunque prevista la sua conservazione ed eseguiti gli interventi protettivi consoni.