Il degrado della pietra.

Nuovo articolo tecnico:

Degrado del marmo e della pietra, per cause ambientali.

Il marmo, come tutte le rocce calcaree, ha poca resistenza alle aggressioni chimiche, specialmente se soggetto ad acidi. Esposto all’aperto, ed alle intemperie, è soggetto a degrado per le piogge acide. Le piogge possono veicolare elementi quali acido carbonico, acido nitrico ed acido solforico, che si …

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Materiali lapidei, ricostruzione.

Una nuova pagina, inerente la ricostruzione di rotture o lacune sugli elementi lapidei.

Buona lettura 🙂

Ricostruzione di parti mancanti, in pietra o materiale lapideo Non sempre le parti lapidee su cui interveniamo sono complete; possono presentare rotture, lacune o cadute varie. La loro ricostruzione o integrazione pone qualche dilemma sulle tipologie di materiali ed i metodi da adottare. Il legante migliore da utilizzare è la calce, nelle diverse forme reperibili … Continua a leggere Materiali lapidei, ricostruzione

Sorgente: Materiali lapidei, ricostruzione.

Passata l’estate, perfezionata la finitura con l’impermeabilizzazione della vasca interna, la fontana è in funzione.

Dopo essere riusciti ad impermeabilizzare la vasca interna, che, da una frattura incollata in un restauro di tempi passati, lasciava filtrare acqua abbastanza copiosamente; possiamo ora vederla in funzione.

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Progettazione dell’intervento di manutenzione conservazione e restauro dell’opera

Premessa

Per un approccio corretto all’intervento di restauro di un bene occorre partire dalla conscenza di una serie di fattori esterni all’opera ed influenti sulla stessa.

Spesso si danno per scontato moltissimi elementi, ma la loro conoscenza è il presupposto per un intervento stabile nel tempo e non pregiudizievole della conservazione dell’opera stessa.

Le righe seguenti possono essere al contempo un riepilogo di pagine già scritte in precedenza (con varie ripetizioni) e punto di partenza per lo sviluppo di varie tematiche importanti.

Valutazione del degrado e/o danno.

 Può essere:

  • Strutturale quando coinvolge la struttura del bene, compromettendone stabilità, funzionalità ed utilizzo. Quando l’opera viene manutenuta per una successiva esposizione museale, può essere corretto limitarsi ad interventi di manutenzione, stabilizzandone le condizioni, senza intervenire per un ripristino di funzionalità non richieste. 

  • Superficiale o estetico se la struttura è sana ed ottimamente conservata, il danno coinvolge soltanto gli aspetti estetici, patine e trattamenti superficiali. 

Pianificazione della tipologia dell’intervento.

 Occorre valutare, assime alla committenza come impostare gli interventi e quali scelte operare:

  • Ripristinare interamente le funzionalità del bene/opera: restauro. 

  • Mantenere le condizioni esistenti dell’opera, testimonianza storico-culturale dell’evoluzione del tempo, proteggendola da ulteriori degradi: conservazione. 

Il degrado può essere dovuto al presentarsi di situazioni con sviluppo/effetto:

Rapido, per case naturali:

  • alluvioni,  

  • terremoti,  

  • agenti atmosferici,  

  • fuoco,  

  • altro; 

Rapido per intervento umano:

  • fuoco,  

  • furto,  

  • atti vandalici,  

  • cattiva esposizione in casa o museo,  

  • immagazzinamento non idoneo,  

  • altro; 

Lento per cause naturali:

  • fattori atmosferici: pioggia, neve, vento; 

  • fattori biologici: attacchi animali, insetti, virus batteri e muffe; attacchi vegetali, alche e licheni; 

  • fattori chimici: reazioni della materia all’aria, inquinamento, corrosione, reazioni per contatto, anche con prodotti non consoni utilizzati nel restauro; 

  • fattori fisici: microclima, illuminazione (radiazioni visibili), radiazioni invisibili (ultravioletto); 

  • fattori meccanici: urti, vibrazioni, manipolazioni. 

Lento per intervento umano:

  • cattiva esposizione museale: turismo di massa, incuria; 

  • utilizzo improprio dell’oggetto;  

  • interventi di restauro non pertinenti o incoerenti;  

  • dislocazione in sedi di rappresentanza o di culto, quindi accessi e fruizione non controllati.

    Agenti di degrado per opere esposte all’aperto:

         – Anidride solforosa: SO²;  

         – Ossido di carbonio: CO; 

         – Anidride solforosa: SO³;

         – Ammoniaca: NH³; 

         – Acido cloridrico: Hcl;

         – Ossidi di azoto: NO; 

    Fattori di degrado per opere esposte all’interno:

  • temperatura: escursioni termiche inerenti i valori stagionali non costituiscono particolari problemi: assumono importanza quando favoriscono variazioni apprezzabili dell’umidità relativa dell’aria; 

  • umidità relativa: valori elevati di U. R. favoriscono il degrado dei materiali, ed attacchi di microorganismi ed insetti. In generale si suggerisce di non superare i 24° C. I valori di U. R. dovrebbero essere mantenuti tra il 50-60%, possibilmente costanti. In questo modo si consente ai materiali di mantenere la propria elasticità e flessibilità. Ogni opera va comunque analizzata singolarmente, condizioni favorevoli sono: 

          – < 45% per metalli, pietra, ceramica (inorg.), 

          – 42-45% fossili (inorg.), 

          – 50-65% legno, carta, tessili, avorio, cuoio, dipinti (organici), 

          – 100% oggetti provenienti da scavi umidi (prima del trattamento di desalinizzazione) 

  • illuminazione non consona: La radiazione luminosa eccessiva provoca sbiadimento dei colori ed innesco di processi di decoesione molecolare, con possibile: 

         – indebolimento dei materiali, 

         – riduzione delle proprietà meccaniche, 

         – alterazioni cromatiche, 

         – ingiallimento del materiale,

         – decolorazione dei pigmenti, 

         – distruzione delle fibre, 

         – perdita di materiale. 

Classificazione dei materiali in base alla reazione alla luminosità:

  • non sensibili: tutti i materiali inorganici e tutti quelli che hanno subito processi ad alte temperature (illuminazione contenuta); 

  • sensibili: legno, cuoio non dipinto, dipinti ad olio su tela e tavola ( < 150-200 lux); 

  • estremamente sensibili: seta lana, cuoio dipinto, acquarelli, piume ( < 50 lux). 

La sorgente luminosa che rispetta maggiormente le esigenze di conservazione è la fibra ottica, priva di radiazioni ultraviolette.

Precauzioni per un miglior ambiente conservativo:

  • eliminare le radiazioni ultraviolette, 

  • ridurre le radiazioni infrarosse, 

  • ridurre la quantità di luce, 

  • ridurre il tempo di esposizione. 

  • Aerazione insufficiente: la presenza di polvere, inevitabile, favorisce la proliferazione di microorganismi, insetti e topi. Tali fenomeni sono accentuabili da aumenti di temperatura ed umidità relativa. Pertanto diventa indispensabile provvedere ad un ricambio frequente dell’aria.  

  • Presenza di polvere, come abbiamo visto, favorisce la proliferazione di microorganismi, insetti e topi. 

Valutazione dell’idoneità dell’allestimento espositivo:

        Studio dei locali di esposizione per valutare l’incidenza di luce, aria, e microclima.

 Scelta dei supporti espositivi:

  • Scaffalature in legno possono agevolare contaminazioni da insetti xilofagi 

  • Scaffalature metalliche (soggetto a fenomeni di condensazione) possono originare un eccesso di umidità. 

Prassi per una miglior conservazione:

  • Controllo termoigrometrico, 

  • Controllo illuminotecnico, 

  • Controllo biologico, 

  • Spolveratura periodica, 

  • Arredo specifico e razionale, 

  • Interventi di verifica dopo episodi eccezionali, 

  • Verifica di prodotti e materiali usati nel restauro, 

  • Fotoriproduzione e  schedatura per la catalogazione dell’opera e degli interventi. 

Interventi pratici sull’opera:

  • Studio del bene, 

  • Pulitura, 

  • Interventi di ricostruzione e stuccatura, 

  • Ripristino/ritocco di patine pittoriche e protettive, 

  • Interventi protettivi, 

  • Collocazione in sede espositiva. 

Analisi dell’opera e programmazione dell’intervento:

  • Registrazione e schedatura (preparazione e prima compilazione della scheda opera). 

  • Studio visivo, verifica lacune strutturali e di funzionalità. 

  • Spolveratura, con attenzione a non aumentarne il degrado. 

  • Valutazione di tipologie e finalità dell’intervento. 

  • Tutte le valutazioni sono da registrare sulla scheda opera, unite al nome dell’operatore/i. 

Pulitura:

  • Spolveratura accurata e delicata con pennelli e spazzole morbide. 

  • Prova con solvente, iniziando dal più blando, e cotone idrofilo. 

  • Analisi delle patine. 

  • Azione più energica, con solventi appropriati, spazzole e paglietta metallica fine. 

  • Rifinitura per incrostazioni resistenti con bisturi e/o raschietti. 

Analisi delle patine:

  • Funzione delle patine: protezione e valorizzazione estetica.  

  • Analisi della patina, stabilire se è coeva o frutto di interventi successivi. 

  • Valutare la sua pertinenza ed efficacia rispetto agli obiettivi protettivi ed estetici. 

  • Cercare di comprenderne la composizione. 

Interventi di ricostruzione e risanamento:

  • Finalizzati al ripristino delle funzionalità dell’opera, o al suo semplice mantenimento. 

  • Eseguiti con materiali omogenei o simili a quelli in opera. 

  • Eseguiti con materiali pertinenti, nel caso di collanti devono essere incompatibili con quelli in opera e non provocare tensioni o reazioni. 

Ripristino delle patine:

  • Ricostruzione delle eventuali lacune del fondo isolante di preparazione. 

  • Ritocco pittorico nelle lacune, con materiali simili o compatibili, ed in tono neutro, finalizzato al ripristino della leggibilità visiva e coerenza estetica. 

  • Leganti utilizzabili: resine acriliche, olio, colle animali. 

  • Pigmenti utilizzabili: ossidi metallici, terre calcinate. 

Trattamenti protettivi:

  • Analisi delle condizioni espositive. 

  • Trattamenti con oli protettivi (lino) e cere per esposizione all’aperto: patine robuste, resistenti agli agenti atmosferici, da controllarne periodicamente la consistenza. 

  • Trattamenti con gomme, lacche e cere per le opere esposte all’interno; patine che devono avere resistenza alle radiazioni luminose ed in particolare ai raggi UVA. 

Collocazione nella sede espositiva:

  • Valutazione della collocazione dell’opera, considerando i vari aspetti analizzati finora. 

  • Programmazione dell’intervento manutentivo futuro. 

  • Registrazione dello stesso sulla scheda opera compilata durante le fasi dell’intervento. Questa garantirà la continuazione della manutenzione, e ne costituirà testimonianza, nonché informazione, per gli operatori che in futuro subentreranno. 

Sicurezza:

  • Protezione: guanti, maschere con filtri contro la polvere o vapori organici, occhiali. 

  • Uso corretto degli attrezzi. 

  • Lettura delle schede tecniche e di sicurezza dei prodotti utilizzati. 

  • Scelta di materiali a bassa o nulla tossicità. 

  • Aerazione del luogo di lavoro. 

  • Cassetta di pronto soccorso disponibile sul luogo dell’intervento, laboratorio o cantiere. 

La fine di un lavoro: la fontana

Glli interventi di manutenzione straordinaria, ripristino e restauro della fontana sono terminati.

Le superfici sono state trattate con cera microcristallina, le arenarie scialbate, e la vasca interna è stata impermeabilizzata con idrofluoro 10.

Manca soltanto l’intervento degli idraulici per completare l’opera.

 

Panoramica:

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Particolari:

 

 

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Se vuoi contattarmi:

Fontana, nonostante le condizioni metereologiche avverse, il montaggio è eseguito.

Le pioggerelle saltuarie ma costanti, hanno contribuito ad un notevole rallentamento dei lavori;

tuttavia il montaggio è stato eseguito.

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Parallelamente è stata completata anche l’integrazione della lacuna presente nella vasca.

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Ora prosegue l’attesa di giornate non piovose che consentano il completamento delle stuccature alla giunzione delle varie parti, ee i trattamenti superficiali e protettivi.

 

Puoi conttarmi:

Arte popolare decorativa

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Una maternità diversa dal solito.

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Oppure una barca vela, mezzo per la sopravvivenza quotidiana, in un porto di mare.

 

Per contattarmi

Conservazione di opere d’arte e complementi di arredo.

La miglior conservazione di un’opera consiste nel non innescare processi che possano portarla al decadimento.
Le condizioni di microclima e di luminosità dell’ambiente circostante possono influire in modo significativo nel suo degrado o nella sua conservazione.
Il controllo di umidità relativa e temperatura ambientali, è fondamentale per il prolungamento della sua vita, escursioni termiche elevate provocano variazioni dimensionali con punti di tensione, specialmente nel caso di oggetti o opere composte da materiali misti (metallo e legno).
Valori elevati di umidità relativa ambientale favoriscono:
– processi di ossidazione nei metalli;
– l’umidificazione provoca nel legname dilatazione ed ammorbidimento delle fibre, esponendolo alla possibilità di attacchi fungini, virali e di insetti xilofagi;
– la crescita di microflora, muffe e funghi, su pietra e legno;
– l’ammorbidimento superficiale di opere o strati gessosi;
– insediamento di microflora e batteri su stoffe e pellami;
ed altri casi di minore rilevanza.
Le condizioni espositive assumono un’importanza rilevante, e sono da tenere ben presenti per il mantenimento di un’opera nelle sue condizioni originarie, soprattutto nei casi di esposizioni all’aperto o, al chiuso con grossa affluenza di pubblico; in questi casi occorrerà monitorare periodicamente, ed a distanza temporale ravvicinata, la tenuta dei materiali protettivi applicati, ripetendone l’applicazione ogni volta che ci si accorga della loro inconsistenza/logoramento.
Nel caso di esposizione in locali chiusi, ottenere una buona aereazione ci aiuterà a mantenere l’umidità relativa a valori accettabili; se non fosse sufficiente ad avere condizioni ottimali, meglio predisporre un impianto di climatizzazione che controlli temperatura ed umidità relativa; questo vale soprattutto per le esposizioni museali: temperatura di 18-20° C con umidità relativa al 40-50% sono condizioni ideali anche per gli esseri umani. Nello specifico si suggeriscono valori di:
<45%         per materiali inorganici (metalli, pietra, ceramica),
42-45%        fossili
50-65%        per materiali organici (legno, carta, tessili, avorio, cuoio, pergamena, dipinti, …)
100%        oggetti provenienti da scavi umidi o da immersione.

Altro fattore importante è l’illuminazione, il cui eccesso è dannoso su tutti i materiali organici, in quanto la radiazione luminosa agisce sulla pigmentazione dei materiali, può provocarne lo sbiadimento dei colori e processi di disgregazione materica, con indebolimento superficiale, riduzione delle proprità meccaniche, alterazioni cromatiche, ingiallimento, decolorazione, logoramento delle fibre e polverizzazione degli strati superficiali.

In particolare livelli di illuminazione non pericolosi potrebbero essere:
< 50 lux     per materiali estremamente sensibili (seta, lana, carta, acquerelli, manoscritti, cuoio decorato, …),
150-200 lux    materiali sensibili (dipinti ad olio e tempera, avorio, legno, cuoio, ossa, lacche orientali, …),
comunque contenuta, anche se più elevata, per materiali non sensibili (vetro, pietra, ceramica, metalli, pitture a fresco).
Maggiori indicazioni sul valore di un lux si possono trovare qui

In altri termini un approccio di “buon senso”, comunque sempre molto utile, ci porterebbe ad eliminare o ridurre fortemente le radiazioni ultraviolette ed infrarosse, ridurre comunque illuminazioni eccessive, ridurre il tempo di esposizione alle fonti luminose, aereare i locali.

Per un approccio più preciso, conviene sempre effetture:
controllo termoigrometrico,
controllo illuminotecnico,
controllo biologico,
spolveratura periodica,
verifica dei prodotti durante il restauro, ponendo attenzione alla loro conformità con l’opera stessa.

Se vuoi contattarmi:

Fontana, dopo la pulitura si passa al montaggio e ricostruzione: gli interventi continuano.

I vari componenti sono stati puliti, si procede con rimontaggio, stuccatura e ricostruzione delle parti cadute.

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Posizionati la base, il leone da cui uscirà il getto d’acqua, la vasca e la colonnina che sosterrà un secondo leone.

La colonna è stata rinforzata con l’applicazione, nell’antico foro centrale dove era inserito il tubo di scorrimento dell’acqua, con un tubo di acciaio cui sono state saldate due piastre, anch’esse in acciaio, sulla base e la sommità. In questo modo il peso del leone superiore sarà parzialmente scaricato sulla base, senza gravare totalmente sulla colonna, che essendo di sezione piuttosto stretta, potrebbe costituire il punto debole dell’intera struttura. Una colata di sabbia e cemento all’interno del tubo centrale, rinforzerà il tutto.

Si passa ora alla stuccatura ed alla ricostruzione delle parti cadute nel corso del tempo. Si procede con una malta a base di calce e polvere di calcare “rosso Verona”.

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Come si vede, la stuccatura viene eseguita per stratificazione successiva, ed il composto viene rinforzato con un’intelaiatura di spinotti in vetroresina:

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Al termine della ricostruzione si cercherà di intagliarla ricostruendo anche l’immagine scolpita.