Imbrogli visivi [6° invio]

Barbara Picci

Ciambelle fumo Ciambelle fumo

Cosa troverete: delle ciambelle di fumo (buono); delle bocce coi capezzoli; la lingua salmonata di Einstein; un alieno salat(in)o; un insetto metallico; un mocio arrabbiato; un calice di melanzana; John Lennon travestito da gatto; una melagrana “a mano“; un elefante musicista; un teschio “giocoso”; un pomodoro da boxe; una presa munchiana; una fragola accorata; due gamberi innamorati & more…

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Arte e curiosità – Video mapping – La sperimentazione digitale di Michele Pusceddu

Interessante, piacevole … un utilizzo creativo delle potenzialità.

Barbara Picci

Michele Pusceddu - Hermitage screen Michele Pusceddu – Hermitage screen

Di video mapping in realtà abbiamo parlato poco se pensate alla grande potenzialità di questa neonata disciplina. Per farmi perdonare, ho selezionato un artista italiano che mi ha colpito per il suo spirito fortemente sperimentale. Fin dai primi contatti col mondo del digitale, infatti, Michele Pusceddu esplora vari settori dell’arte visuale cercando i contatti e creando collegamenti con altri linguaggi artistici. Michele Pusceddu - Cloth effects totalBolshoyLe sue perfomance utilizzano software e linguaggi di programmazione che gli consentono di adattare al contesto animazioni grafiche 3D da lui create. Il tutto sempre inscindibilmente legato alla musica, materia che, insieme alle nuove tecnologie, conosce molto bene vista la sua laurea al Conservatorio.
Ha iniziato la sperimentazione col video mapping a partire dal 2016 con la partecipazione a diversi festival come il Glowfestival, il Festival of light
award of Berlin, Pescara, l’ART VISION contest, il Festival delle luci di S. Pietroburgo.
Diversi…

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Fotografia – Gli oggetti distorti di Suzanne Saroff

Il titolo è intrigante, la realizzazione leggermente diversa dall’aspettativa 😉 comunque interessante e bello il risultato.
Buona domenica 🙂

Barbara Picci

Suzanne Saroff Perspective by Suzanne Saroff

Prendendo forma attraverso ombre o frammentazioni, i miei soggetti spesso diventano qualcosa di più della loro versione singola e attesa. Utilizzando forme chiare come cilindri e bicchieri d’acqua, un cocomero può essere moltiplicato, allungato e ribaltato mentre balla e si contorce tra le pareti del vetro sovrapposto.

Queste le parole della fotografa statunitense con sede a New York Suzanne Saroff a proposito di “Perspective“, la sua ultima serie fotografica dedicata alla distorsione / trasformazione di cibo e piante. Come potete vedere dalle immagini in galleria, l’artista utilizza bicchieri, cilindri e altri oggetti di vetro riempiti, o meno, di liquidi e punta l’obiettivo sui suoi soggetti creando delle immagini diverse e/o moltiplicandoli. Insomma, ne cambia la prospettiva appunto.
Un lavoro curioso che merita attenzione. Buona visione!

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Via booooooom.com

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I grandi dell’arte – Scultura – Magdalena Abakanowicz

Barbara Picci

Magdalena Abakanowicz Magdalena Abakanowicz

Magdalena Abakanowicz (1930-2017) è una scultrice polacca morta quest’anno all’età di 86 anni. Durante la Seconda Guerra Mondiale, a differenza dei suoi colleghi europei, la maggior parte dei quali si esprimeva attraverso immagini pop e commerciali, sviluppò un linguaggio visivo diverso con una scultura formalista che si basava su superfici spiegazzate, accartocciate e angosciate che rappresentavano delle metafore per gli effetti della violenza sull’uomo e la terra sollevata da bombardamenti e battaglie.

Magdalena Abakanowicz - AbakansIl suo successo esplose negli anni ’60 quando esordì con “Abakans“, una serie di sculture su scala monumentale che attaccò al muro a mo’ di carcasse appese agli ami delle macellerie. Nonostante i critici fossero reticenti perché si aspettavano qualcosa pop, le sue opere furono acclamate dal pubblico. Solo negli anni ’70, con la serie “Alterations“, passò a uno stile più figurativo. Le sue figure, fatte di tela da imballaggio, erano spesso…

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L’arte del manifesto, post dedicato a Viki come da promessa :-)

Una bella raccolta di manifesti corona un interessantissimo articolo sull’evoluzione del manifesto.
Grazie Daniela 🙂

Il Canto delle Muse

L’arte del manifesto pubblicitario nacque in Italia a fine ‘800 e raggiunse il suo apice nel primo ‘900. Faticò a crescere poichè v’era carenza di tipografie in grado di realizzare prodotti di qualità. Così nelle Officine Grafiche Ricordi, specializzate nella stampa di spartiti musicali, nacque  una sezione dedicata alla creazione e stampa di manifesti; da qui uscirono campagne pubblicitarie come quella per i grandi Magazzini Mele. I fratelli Mele furono precursori nel settore pubblicitario, comprendendo l’importanza e la forza di quel mezzo e dal 1895 le loro campagne si avvalsero di artisti come Marcello Dudovich e Leopolodo Metlicovitz.
Nel 1895 alla Biennale di Venezia furono esposti per la prima volta i manifesti pubblicitari, opere rappresentanti una società elegante e dedita ai divertimenti. La pubblicità del primo Novecento si rivolgeva esclusivamente alla borghesia della società italiana, che poteva permettersi determinati consumi; così simboleggiano le belle donne disegnate da Dudovich che…

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Arte e curiosità – Scultura – I corpi distorti di Paul Kaptein

Il vento della vita stressa i nostri corpi … magari meno violentemente 😉
Rilancio, grazie 🙂

Barbara Picci

Paul KapteinLa sensazione è quella della distorsione digitale, come se l’autore abbia usato un software di deformazione. E invece non è così, le sculture dell’artista australiano Paul Kaptein sono vere e tangibili. Realizzate a partire da legno laminato, esse vanno a formare corpi umani e volti dalle curve deformate e dai contorni drammatici. È interessante notare è che, a seconda del punto di vista dell’osservatore, esse si trasformano da figurative ad astratte. Inoltre, se notate bene, le sculture hanno dei buchini collegati con linee disegnate come costellazioni di stelle.
Kaptein dichiara di essere interessato a esaminare l’area indefinita tra espansione e contrazione, o interconnessione e incompletezza.
Vi lascio alle immagini. Buona visione!

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Via designboom.com

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La Memoria di James Nachtwey a Palazzo Reale

Culture For

Era da tanto che non mi commuovevo durante la visita ad una mostra, ma con James Nachtwey è successo.

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Il fotografo americano, considerato l’erede di Robert Capa, ha dedicato la sua vita a raccontare la condizione umana all’inferno, ovvero prima, durante e dopo la guerra.

Ho voluto diventare un fotografo per essere un
fotografo di guerra. Ma ero guidato dalla convinzione
che una fotografia che riveli il volto vero della guerra
sia quasi per definizione una fotografia contro la
guerra.

James Nachtwey

I suoi scatti in bianco e nero, esposti a Palazzo Reale con la mostra Memoria, hanno una potenza indescrivibile: non c’è posto per la speranza, ma solo per il dolore, l’ingiustizia, la violenza e la morte. Ritrae l’odio in tutte le sue forme più terribili: vorresti distogliere lo sguardo ma non ci riesci. James Nachtwey cattura il tuo sguardo e ti invita a non ignorare ciò…

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